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L'adolescenza: un difficile percorso di crescita

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L'adolescenza: un difficile percorso di crescita

Messaggio Da Dott.ssa Di Giovanni il Ven 01 Ott 2010, 07:54

L’adolescenza è una fase intensa della vita caratterizzata da aspetti di continuità dei comportamenti ed esperienze dell’infanzia e da rapidi mutamenti riguardo lo sviluppo fisico, intellettuale, affettivo e sociale.

Le capacità cognitive dell’adolescente sempre più complesse permettono di comprendere principi astratti come amore, libertà e giustizia. Essendo alla ricerca della loro identità, il pensiero si fa egocentrico e questo porta gli adolescenti a non sottoporre a verifica dei fatti i loro pensieri, a credere che le loro idee abbiano un potere illimitato e che queste siano in grado di cambiare il mondo e il loro futuro. L’egocentrismo può indurre anche a non preoccuparsi degli effetti delle esperienze o dei comportamenti che i ragazzi mettono in atto, assumendo così comportamenti a rischio quali sesso non protetto, consumo di alcol, di stupefacenti, ecc.

Lo sviluppo fisico dell’adolescente negli ultimi anni è sempre più precoce e molti di loro possono diventare sessualmente attivi prima ancora di essere capaci di gestirne le conseguenze emotive e cognitive. L’adulto che riesce a parlare di sessualità con il proprio figlio lo aiuta a riconoscersi nella propria identità di genere, a individuare e saper gestire le emozioni e a prevenire episodi di abuso sessuale. Sarà necessario coniugare un educazione sessuale con quella sentimentale. Gli adolescenti in difficoltà mostrano un’incapacità di collocare la sessualità in un progetto e di condividerla con una persona verso la quale provano dei sentimenti. L’incontro con l’altro diventa un’occasione per riempire un vuoto, per cercare di darsi un senso, per sballare cercando emozioni nuove con persone sconosciute, che hanno un corpo ma non una storia con loro.

Il rapporto con i coetanei costituisce un aspetto importante per il riconoscimento del senso di competenza e di autonomia negli adolescenti. I ragazzi fino a 13 anni sembrano sentirsi più a loro agio in gruppi dello stesso sesso, e successivamente sembrano gradire la presenza di membri del sesso opposto. La vicinanza dei coetanei assume rilevanza crescente mano a mano che i ragazzi riducono la propria dipendenza dai genitori. Gli adolescenti possono sostenersi a vicenda nelle provocazioni tipiche di questa età aiutandosi con il loro sistemi di valori e rinforzo. Il gruppo dei pari può contribuire alla maturità, all’adozione di comportamenti socialmente responsabili, alla ricerca di valori e opinioni adeguati ai propri bisogni. Ciò nonostante, i gruppi di coetanei che richiedono conformità ai loro pari possono frenare l’espressione dell’individualità ed emarginare e danneggiare l’autostima del ragazzo che rifiuta di adeguarsi alle regole e ai dettami del gruppo.

Per poter adempiere a questi impegni gli adolescenti devono conquistarsi un senso di competenza e autostima. Molti comportamenti, come quello di mettere in discussione l’autorità, rappresentano un mezzo con cui l’adolescente impara a dare ai problemi, spiegazioni e soluzioni propri invece di acconsentire alle interpretazioni dei genitori, come avveniva negli anni precedenti.

Le provocazioni adolescenziali nascono dal bisogno di volersi sentire e voler apparire diversi dai propri genitori, ma data l'età, poichè gli adolescenti non ne sono così capaci, esasperano le differenze che li distinguono dagli adulti di riferimento.
Attraverso la rabbia, dunque, l’adolescente si sente diverso per non accettare la definizione che gli dà il genitore.

Il ragazzo può apparire spavaldo e determinato esteriormente anche quando dentro di sè fa molta fatica a mantenere questa diversità.
L’adolescente che si riconosce solo in una posizione oppositiva può fondare su questa, la sua capacità di prendere decisioni e di vivere la sua vita.

Alcuni adolescenti possono vivere dei rapporti di amicizia molto importanti, “l’amico/a del cuore” per potersi allontanare e poter mantenere questo processo di diversità dalla propria famiglia. A volte i ragazzi cercano un “genitore adottivo” nella madre di un amico.

La rabbia dell'adolescente nasce anche dalla constatazione che quel genitore che da piccolo sentiva come invincibile, che l'avrebbe protetto da tutte le paure, da tutti gli eventi negativi e di sofferenza non riesce a proteggerlo dagli altri. L'adolescente di fronte alla delusione, alla frustrazione, vorrebbe ritornare indietro come se l'evento non fosse mai accaduto. Gli adolescenti sono molto vulnerabili agli insuccessi e “responsabilizzano” di questi i propri genitori.

La famiglia rappresenta il contesto più importante nel quale un adolescente affronta i compiti della sua crescita.
I genitori devono modificare i propri comportamenti di controllo, gli atteggiamenti e i modi di rapportarsi con il figlio adolescente. Il loro compito sarà quello di promuovere l’indipendenza e contemporaneamente di interessarsi e credere nel figlio senza mostrarsi né distaccati né soffocanti.

Sentimenti contrastanti possono essere presenti contemporaneamente nei genitori e nel figlio creando incomprensioni e allontanamenti.
Un figlio si può allontanare perchè sente di essere visto solo per come appare, per come si comporta e può vivere ciò che dice il genitore come un giudizio e non accettare di essere giudicato.
A volte, è il genitore che pensa di non avere gli strumenti per risolvere i problemi che l’adolescente pone e dà una risposta non convincente, non rassicurante che mette il figlio ancora più in ansia.
Altre volte, il genitore si allontana dal figlio perché sente che la rabbia dell'adolescente ha come obiettivo quello di farlo sentire un cattivo genitore, incapace, a dispetto di tutto l'amore e l'impegno che ci mette nel crescerlo.
I genitori possono intravedere come soluzione alle difficoltà di interazione con il figlio quella di sacrificarsi e sostituirsi al figlio, con il rischio che quando il ragazzo ha bisogno del genitore, l'adulto non sia disponibile a parlare in quanto disperso in tutte le sue funzioni concrete.

Compito del genitore sarà quello di aiutare il figlio adolescente a sostenere gli insuccessi e i limiti propri della realtà e di combattere la banalità con la ricerca di un significato per tutte le loro esperienze.
Il genitore sarà rassicurante quando proverà ad aiutare il figlio a tollerare e dare valore alle esperienze frustranti. Il genitore può interrogarsi su come consolare, contenere e agevolare questo processo di accettazione della frustrazione che aiuterà il figlio a crescere.
E’ importante che questa fase di contrapposizione si concluda con l’età adolescenziale.
Il rischio altrimenti è che questi ragazzi diventino degli adulti, che per sentire di essere se stessi, devono sempre andare contro gli altri, non solo a questo punto contro i genitori, ma anche nella relazione di coppia, innescando spesso un braccio di ferro.
Dott.ssa Simona Di Giovanni
Psicoterapeuta
simonadigi@libero.it

Dott.ssa Di Giovanni

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