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Traumi del passato

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Traumi del passato

Messaggio Da Lukke il Lun 15 Ott 2012, 15:26

Gentile Dr.ssa Paliotti,

mi chiamo Luca e sono un ragazzo di 40 anni.

Le scrivo per poter condividere con lei quelli che io considero traumi del mio passato, e che ritengo ancora oggi non mi permettano di vivere al massimo delle mie potenzialità.

Sostanzialmente il tutto si riconduce all'età adolescenziale. I fatti sono 2:

1) all'età di 13 anni sono andato a giocare nelle giovanili di una squadra professionistica di calcio. Tutti mi prefiguravano una carriera importante, io lo davo per scontato, ma nel giro di qualche anno ho avuto una involuzione sia tecnica che psicologica. Ciò mi ha portato a proseguire la carriera nei dilettanti.

2) credo che questo aspetto sia correlato al primo. Ovvero, sempre in quel periodo ho avuto un'acne giovanile molto importante che purtroppo mi ha lasciato segni perenni sul volto. Ora cerco di non pensarci, ma non le nascondo....che non sempre ci riesco.

Se può essere utile alla discussione, La informo che ho un fratello gemello. Siamo molto legati....ma ciò non toglie che siamo in grado di vivere esperienze individuali. Nonostante ciò, molta gente ci identifica come i gemelli. Anche per mio fratello valgono i punti 1) e 2), solo che per lui le cicatrici da acne non rappresentano più un problema.

La ringrazio anticipatamente dei suggerimenti che potrà fornirmi per liberarmi definitivamente da questi condizionamenti del passato.

Cordiali saluti.


Lukke

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Re: Traumi del passato

Messaggio Da Dott. A. Paliotti il Mer 14 Nov 2012, 22:04

Gentile signor Luca

accade di frequente che eventi e problematiche passate impediscono di procedere nella costruzione serena della propria esistenza. Il passato condiziona il presente di continuo, così come anche le aspettative future.

Il segreto per una via che porta al benessere sta nel restare ancorati nel presente, facendo tesoro degli insegnamenti e delle esperienze costruttive che si sono man mano accumulate nel corso degli anni, ma comprendendo e lasciando andare quegli aspetti che sono stati fonte di malessere o di modelli errati.

Fin qui credo tutto scontato.

Ma occorre fare una riflessione più profonda. Le delusioni - nel suo caso l'aspettativa mancata di una brillante carriera sportiva - invece che generare rimpianti e malesseri dovrebbero essere prese come degli insegnamenti.
Come del resto ogni aspetto della vita. Occorre imparare dalle esperienze, sia quelle positive che negative, e farne tesoro per per i propri comportamenti futuri.

Le persone consapevoli dei propri talenti, spesso coltivano sogni di gloria, ma per ottenere l'eccellenza in ogni campo occorrono più fattori di cui uno solo è rappresentato dal talento. Difatti occorre possedere anche una buona stabilità emotiva fisica e intellettiva, e soprattutto una forte motivazione, che consente di superare le sconfitte e i momenti difficili.

E non sempre il talento, in ogni campo, va a braccetto con la stabilità emotiva.

Di frequente infatti tali persone attraversano delle fasi alterne: in alcuni periodi identificandosi con i propri aspetti talentuosi si inorgogliscono e vedono il successo a portata di mano, in altri invece identificandosi con le difficoltà, si arrendono e si sentono sconfitti.
In parole povere prima ci si mette su un piedistallo, e ci si sente superiori a tutti e poi crolla facendosi del male.
E non va bene né porsi su un piedistallo, né crollare.

Io non conosco la sua storia sportiva, né come si è evoluta, quali le sue aspettative, quali quelle della sua famiglia o d'altri, ma da quel poco che scrive posso immaginare alcuni aspetti che riguardano la sua sfera emotiva.

Essere gemello è un'esperienza straordinaria, impossibile da comprendere dal di fuori, è una vita condivisa, dove, in particolare per i gemelli omozigoti, non si sa bene dove finisce l'estensione psichica dell'uno e dove inizia quella dell'altro.
E non a caso in questa suo scritto menziona anche il suo gemello che, non a caso, è affetto da parte dei suoi stessi problemi.
Ma spesso può accadere che le problematiche e le difficoltà si sommano, oppure che vi è uno dei due che di volta in volta le reitera.

Non so che tipo di rapporto ha con il suo gemello.
Se vivete in simbiosi, con una intesa profonda, o siete semplicemente come fratelli. Se vi è una grande condivisione occorre innanzi tutto creare tra di voi un ambiente più leggero dove non vi appesantite l'un l'altro.

Per star bene occorre identificarsi con i propri punti di forza, identificare nuovi e attuali obiettivi, impegnandosi ogni giorno alla loro realizzazione. Occorre inoltre allontanare quei pensieri che portano a torturarsi sui problemi e le difficoltà, l'autocritica e l'insicurezza.
Non servono a nulla. Non sono costruttivi. Sono solo una inutile zavorra.

Questa è la strada. Ed è possibile realizzarla, ma occorre lavorarci con impegno. Le cose importanti non si ottengono mai facilmente, occorre impegnarsi con lucidità e consapevolezza al cambiamento. Perché gli antichi schemi, le vecchie modalità per i primi tempi si ripresenteranno e occorre contrastarle sostituendole a nuovi e più sani comportamenti che con il tempo saranno le naturali modalità di risposta.

La via che porta ad abbandonare malesseri, delusioni e insicurezze antiche e si inoltra sulla realizzazione di sé e dei propri talenti, non è facile ma non impossibile.
E' possibile le ripeto realizzarla con lucidità e impegno.
Ridefinisca i suoi nuovi obiettivi e cancelli i pensieri disturbanti quando si ripresentano.
Non si può rimanere legati a un sogno lontano né a una insicurezza adolescenziale.
Si sta fuori tempo e non va bene.

In ogni caso se vede che non riesce da solo a trovare serenità, non esiti a chiedere aiuto un aiuto specialistico.Nella sua zona ci sarà di certo una struttura territoriale dove un collega psicologo potrà accompagnarla verso la strada che porta al benessere e alla realizzazione di sé.

Un caro saluto

D.ssa Paliotti





Dott. A. Paliotti

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