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Fobie e paure. Definizioni. Considerazioni.

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Fobie e paure. Definizioni. Considerazioni.

Messaggio Da Dott. A. Paliotti il Lun 06 Lug 2009, 20:50

Quando l'ho conosciuta, Emilia aveva paura finanche di andare dal parrucchiere.
Insegnante alle scuole superiori, i suoi spostamenti si riducevano ad un triangolo tra la sua abitazione, quella della madre e la scuola.

Tutto il resto era motivo di un'ansia immane.

Emilia aveva strutturato la sua vita nel dovere, di essere una brava figlia, una brava madre, una brava moglie e una brava insegnante. E si dava talmente da fare tra l'uno e l'altra e poi ancora tra una cosa e l'altra. Senza però riuscire a percepire il reale valore delle sue azioni e viveva con la percezione di non fare mai abbastanza. Rincorreva un ideale di perfezione sopraffatta dai sensi di colpa.

E nel frattempo la sua vita si ristringeva sempre di più, soprattutto per la paura del famoso attacco di panico, che in realtà si era manifestato solo un paio di volte, ma che ne aveva definito una paura della paura che la limitava nei movimenti e nella sua progettualità di vita.

Emilia soffriva tantissimo.

La terapia psicologica ha reso evidente per Emilia la difficoltà di rasserenarsi e gioire delle piccole cose della propria esistenza. Più cause avevano concorso a creare la sua situazione, ma nel suo caso era certo che la fobia era al servizio dei sensi di colpa.

Perché? Perché Emilia doveva soffrire in questo modo? Cosa aveva definito questo stato? Ne poteva uscire?

Certo che ne poteva uscire!

Ognuno di noi, ora, subito, può decidere che la propria vita può cambiare. E cambia, ve lo assicuro, basta innanzi tutto volerlo.

E avere fiducia.

Fiducia soprattutto in se stessi e nella propria possibilità di cambiamento, di guarigione.

Ma purtroppo e può sembrare paradossale, si è talmente strutturati nel malessere, nella paura, per cui si parte già sconfitti, certi che sì, magari per gli altri è possibile cambiare e star bene, ma il proprio problema sembra spesso il più grande e impossibile da risolvere.

E quindi anche quando ci si reca finalmente a chiedere aiuto, si va con quell'atteggiamento che non sapete quante volte ho visto che pare dire:

Sì, sì, ok tutto quello che vuoi, ma... sono certo/a che con me non si risolverà nulla!

E alla fine diventa quasi una sfida. Una sfida con il terapeuta e con la propria volontà di star bene, ma soprattutto una sfida con se stessi.

Alla fine si diventa il peggior nemico di sé.

Ma cos'è la paura? E cosa la differenzia dalle fobie?


(continua)

Dott. Assunta Paliotti


Ultima modifica di Tina il Sab 24 Ott 2009, 16:16, modificato 3 volte
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Fobie e paure. Uno stato psicofisico (parte seconda)

Messaggio Da Dott. A. Paliotti il Ven 10 Lug 2009, 22:20

La paura è una tra le più naturali e importanti emozioni che sperimentiamo nella nostra vita.

Le strutture anatomiche preposte a riconoscere uno stato di paura hanno sede in quella parte interna del cervello che si definisce antico, e cioè che abbiamo in comune anche con gli animali (mentre la parte alta del cervello, la corteccia cerebrale, con le sue connessioni con i piani inferiori è propria dell'uomo e presiede in particolare alle attività cognitive).

La paura nasce come processo di adattamento e meccanismo di difesa che consente a un individuo di non sottovalutare dei pericoli reali, e istintivamente reagire ad essi, sia nell'affrontarli che nel fuggire.
L'uomo è anche in grado di escogitare delle soluzioni a lungo termine per difendersi dalle situazioni di pericolo.

Quindi, una sana paura è funzionale all'istinto di sopravvivenza.

UNO STATO PSICOFISICO

Andando più a fondo scopriamo però che la sensazione di paura non è un esclusivo stato della mente, ma può essere definita uno stato psico-fisico, in quanto, in presenza di una situazione di pericolo, l'organismo attiva istantaneamente e autonomamente tutta una serie dei meccanismi psico-fisiologici che consentono l'utilizzo immediato di tutte le energie fisiche e psichiche. Energie che si rendono immediatamente disponibili per affrontare la situazione.

La paura infatti determina un aumento dell'adrenalina, e della pressione arteriosa, una vasocostrizione e altre alterazione dell'ordinario stato di quiete che, come dicevamo, è la risposta naturale e fisiologica di un individuo in una situazione di allarme.
Già dal viso si scorgono i segni della paura: occhi spalancati, sopracciglia aggrottate, fronte corrugata, labbra semiaperte...

Da sottolineare a questo punto che la risposta dell'organismo a situazioni di pericolo è una risposta immediata. La localizzazione dei centri preposti nel cervello antico, istintivo, dà luogo a a una reazione prima ancora che sia possibile per l'uomo valutare razionalmente l'accaduto.
In pratica: prima si scappa e poi si capisce perché.

La paura quindi è una fondamentale e naturale reazione e, in presenza di uno stimolo adeguato viene a configurare un atteggiamento sano.

Il discorso invece è differente per quanto riguarda le fobie.
Cos'è allora una fobia? E cosa la differenzia dalla paura?

]Se la paura, come abbiamo visto, è una risposta funzionale, una fobia è una paura immotivata.
Uno stato allarme che scatta in assenza di qualsiasi tipo di pericolo reale. E che può consolidarsi nel tempo fino a configurare un tipo di personalità fobica.

La persona affetta da fobie vive in un perenne stato di allarme, come se dovesse succedere qualcosa di terribile da un momento all'altro e, in qualsiasi situazione, attiva automaticamente delle reazioni di difesa paradossali al contesto, che spesso è obiettivamente innocuo e tranquillo. Anche le azioni più banali quindi sono vissute con grande sofferenza e possono essere considerate ansiogene.




(Fine seconda parte - continua)

Dott. Assunta Paliotti


Ultima modifica di Tina il Sab 24 Ott 2009, 16:17, modificato 4 volte
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Fobie e paure. Tra fobia e personalità fobica

Messaggio Da Dott. A. Paliotti il Gio 20 Ago 2009, 09:09

Rosa da anni non usciva più di casa. Trascorreva le sue giornate con l'angoscia del panico che poteva arrivare da un momento all'altro. L'attacco di panico. Tanto temuto da una infinità di persone che si ritrovano oggi a combattere con le proprie ansie.
Quando l'ho conosciuta, Rosa era in preda alle fobie più varie. La sua storia particolare le aveva fatto strutturare delle difese che si fondavano sulla necessità di un certo perfezionismo e sulla esigenza di controllo. Un controllo che esercitava capillarmente nei confronti dei suoi affetti.
Ma le cose della vita accadono e non ti vengono a chiedere il permesso. E quando la malattia bussa la porta della casa di Rosa ecco che l'ansia celata dietro l'illusione di controllare tutto venne rovinosamente a crollare così come l'equilibrio di Rosa.

Nello stesso modo in cui Rosa aveva tentato, attraverso le sue difese di controllare l'ansia, in seguito agli eventi luttuosi che accaddero di lì a poco, l'ansia iniziò a controllare Rosa.

Vi è una differenza tra chi è affetto da una personalità fobica, in cui l'elemento paura ne condiziona l'esistenza, come Rosa, e vive ritirato evitando la maggior parte delle situazioni nuove, e la persona la cui fobia è delimitata e circoscritta soltanto ad alcuni, determinati aspetti. (es. paura di andare in ascensore e dei luoghi chiusi, o al contrario degli spostamenti ecc.)

Ed è il caso di Massimo.
Quando lo conosco ha 40 anni. E' scapolo, difatti presto emerge la sua difficoltà a relazionarsi stabilmente ad una donna, vive ancora in famiglia, e ha paura ad allontanarsi da casa, come accade per un fine settimana o nei periodi delle vacanze, ma in particolare Massimo ha paura di volare.
Il resto della sua vita scorre tranquillo e stabile. Al lavoro non lo batte nessuno e quando esce con gli amici riscuote un notevole successo. Ma lui è angosciato dal timore di non potersi allontanare dalla propria città, anche solo per pochi chilometri e né tanto meno in vacanza in Grecia, in Spagna o in qualsiasi altro luogo. Gli amici ogni anno organizzano, lo invitano e lui non sa proprio più che scuse inventare per nascondere quel che a lui sembra l'orrenda verità, una paura folle vissuta come una debolezza che assolutamente non accetta.

Ho portato ad esempio le storie di Rosa e di Massimo perché rappresentano aspetti diversi di un problema che sembra simile ma non lo è.

Rosa è invasa dalle sue paure. Non riesce più a lavorare e si tormenta che non può andare nemmeno a prendere i figli a scuola. La madre oramai è divenuta suo ostaggio, perché Rosa non può rimanere da sola in casa, le figlie sono cresciute prima del dovuto, perché già a sette o otto anni hanno imparato a proteggere la madre, e il marito periodicamente deve scappare via dal lavoro o da qualsiasi altro luogo per correre a casa a sedare le ansie della moglie.

Massimo invece si mostra come un uomo forte e vincente, Pieno di ragazze e di una vita sociale, si trova al massimo della sua carriera, ma impossibilitato ad allontanarsi per soli pochi chilometri da casa né tanto meno salire su un aereo o una nave per la tanto desiderata vacanza con gli amici.

Quando scatta la paura la risposta fisiologica è identica ma in Rosa la paura aveva oramai invaso e strutturato tutta la personalità, in Massimo invece la fobia era circoscritta e delimitata, apparentemente, a un solo aspetto.

Né Rosa né Massimo pensavano di poter mai riuscire a risovere i loro problemi.
Oggi invece entrambi felicemente sanno che è possibile.


Ma come superare ansia panico e fobie?



Dott. Assunta Paliotti
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Dott. A. Paliotti

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Re: Fobie e paure. Definizioni. Considerazioni.

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